Agnese Ginocchio, "La mia voce per la Pace"

Pubblicato il 31 marzo 2012

2624 1132812999042 1188807683 427694 8030750 nL’hanno definita la Joan Baez italiana, per il suo instancabile impegno in favore della pace. Nata ad Alife, in provincia di Caserta, Premio Borsellino 2007, la cantautrice è da sempre attiva nel sociale e nel civile. Testimonial per la Pace, con la sua voce e la sua chitarra Agnese vuole risvegliare le coscienze, difendere i diritti umani e si batte per il ripudio di ogni violenza.


Quando hai iniziato a sentirti una “voce di Pace”?


Da sempre mi sono mossa sull’interrogativo di lasciare attraverso il linguaggio musicale un messaggio sociale che potesse aiutare giovani e non a riflettere sul significato della vita.

La metamorfosi che ha determinato la scelta decisiva di essere e cantare per la Pace e quindi divenire a tutti gli effetti una “voce di Pace” è iniziata all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle e culminata all’indomani della grande manifestazione mondiale contro l’attacco di aggressione degli Usa all’Iraq, quando cioè nella sola Italia, precisamente a Roma, scesero in piazza a manifestare per la Pace 3 milioni di persone. Gente di tutti i ceti e categorie. Fu in quella occasione che per la prima volta fecero comparsa le Bandiere Arcobaleno, cioè il vessillo laico del nostro Movimento, che ricorda a ciascuno di noi l’impegno attivo che dobbiamo muovere ogni giorno per rilanciare un’altra cultura, la Pace.

Usando e mettendo a servizio di questa altissima “causa” dalla quale dipende il futuro del mondo i nostri strumenti, talenti e professioni.


Sei stata paragonata a Joan Baez, la cantautrice e attivista statunitense nota per il suo stile vocale e il suo impegno nei diritti civili e nel pacifismo. Come ti rivedi nella definizione di Joan Baez italiana?


Ringrazio chi, soprannominandomi la “Joan Baez italiana”, ha voluto in un certo senso esprimere sentimenti di ammirazione per questa “scelta” non facile, un’utopia in questi tempi attanagliati da inaudita violenza senza precedenti. Vedo questa definizione come una specie di somiglianza. Mi sento “Agnese”, una voce che canta, si muove e si impegna per una “causa”, con i suoi modi di fare, il suo carattere e le sue idee, la sua storia che cerca di insegnare e di scrivere ogni giorno.


Parliamo dei tuoi progetti. A cosa hai lavorato di recente e in cosa sei impegnata?


Consapevoli che per costruire Pace bisogna necessariamente essere aggiornati ai passi dei tempi, ho voluto affrontare e sviluppare i miei ultimi lavori su diverse tematiche. I 150 dell’Unità d’Italia con il brano “L’Italia che vorrei”. In vista della recente campagna referendaria per la quale siamo stati impegnati a sensibilizzare la comunità sulla difesa dei Beni Comuni, quali l’acqua e scongiurare il ritorno al nucleare in Italia, ho composto brani dedicati al tema dell’ambiente: il “Canto per l’Acqua” e “Salviamo la Terra”. Perché costruire sentieri di Pace comporta l’impegno in prima persona a difendere il proprio ambiente, il nostro territorio, i Beni Comuni, preservandoli da aggressioni e minacce che compromettono gravemente l’equilibrio dell’ecosistema e il futuro del pianeta.

Questi brani vengono adottati da insegnanti in tantissime scuole d’Italia, nell’ambito di progetti sulle tematiche dell’impegno civile, della Pace, della legalità, dell’ambiente, dei diritti umani, della cittadinanza, della storia e sono diventati anche materia di studio per giovani che devono presentare le loro tesine scolastiche e universitarie. Il mio prossimo progetto musicale verterà invece sulla grave crisi economica e politica che sta conducendo il nostro Paese alla deriva. Non a caso gli ho dato questo titolo: “Il grande Inganno!”.


C’è un’esperienza che conservi con più emozione?


Sono moltissimi i ricordi e le emozioni provate. Forse quella di ritrovarmi in determinate circostanze e luoghi che non avrei mai immaginato. Di incontrare e conoscere da vicino persone che hanno determinato la mia scelta, come padre Alex Zanotelli, padre Giorgio Poletti e padre Franco Nascimbene, missionari comboniani. Come Gino Strada, il fondatore di Emergency. Di trovarmi sul luogo della strage di Capaci, di regalare un sorriso di speranza a chi vive in condizioni di disagio e solitudine.

Solo unendo le forze e facendo rete si potrà sperare in un cambiamento e in una rinascita totale. Veder ritornare la speranza in chi ha perso la speranza, sentirsi strumenti per la realizzazione di questa causa di Pace, è una forte emozione che non ha prezzo.


Hai cantato che la nonviolenza è l’unica arma della pace. Come si può combattere oggi la violenza dilagante e cosa significa per te questa scelta?


La nonviolenza è l’unico strumento che ci resta, l’unica alternativa agli scontri di civiltà. La violenza si combatte nel praticare l’azione contraria. La lotta continua a vincere azioni di male in noi con la forza del bene. Sforzarci di praticare ogni giorno questa cultura. Dobbiamo dare sempre per primi l’esempio di civiltà. Cercare di dominare gli istinti e di reprimere la violenza che è in noi.

Io ho cercato di combattere con il mio strumento di Pace: la voce e la chitarra, che uso e imbraccio al posto del fucile, dai quali sgorgano note Arcobaleno di impegno, di denuncia e di protesta contro questo sistema di morte che opprima e schiaccia i sogni e le speranze degli ultimi.

Scegliere la Pace significa praticare e sforzarsi ogni giorno di seguire la strada della nonviolenza, che è lotta e denuncia contro ogni forma di ingiustizia e di mafia. Nonviolenza è anche sensibilizzazione e mobilitazione per la difesa di cause civili, dei diritti di ogni uomo, di un ambiente sicuro, della Democrazia. Salvaguardare i diritti, assicurare il lavoro, perché senza non c’è sviluppo e senza sviluppo non c’è futuro.

Bisogna smuovere le coscienze e far conoscere le verità che vengono censurate dai media pilotati dalla politica perversa e collusa con il marcio. Concludo con una massima di Martin Luther King: “La vera scelta non è tra nonviolenza e violenza, ma tra nonviolenza e non esistenza. Se non ci ameremo e se non ci rispetteremo come fratelli, moriremo tutti come stolti”. Meditiamo dunque….


Hai dedicato “Restiamo umani” all’attivista Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza lo scorso aprile.

Il brano è scaturito dal forte senso di dolore provato all’indomani della notizia della sua barbara uccisione. Prende il titolo proprio dalla frase con cui usava terminare i suoi scritti e firmarsi, “Restiamo umani”. Chi si attivava per una Pace stabile e nonviolenta veniva trafitto da quella parte di popolo che aveva deciso di difendere sposando la sua causa. Vittorio era un profeta scomodo. A lui va il mio omaggio di Pace e di ringraziamento per l’eredità, l’esempio e il coraggio che ci ha lasciato. “Restiamo umani” proprio per ricordare a tutti che l’odio non porta da nessuna parte e che tra uccidere e morire ci resta solamente una terza via: vivere.


“Salviamo la Terra”, invece, è stato composto per la Giornata mondiale della Terra 2010.


Riguarda un tema importante e urgente: quello dell’ambiente e la salvaguardia della nostra Terra, gravemente malata e compromessa a causa dei nostri stili di vita scellerati, poco equi e solidali. Il nostro pianeta sta soccombendo. Le discariche abusive, i rifiuti disseminati illegalmente, gli inceneritori e i gas serra stanno distruggendo l’equilibrio planetario. Il riscaldamento del clima favorirà la desertificazione e lo spopolamento in alcune zone della Terra. Siamo tutti chiamati in causa e collaborare per frenare questo disastro annunciato. Questo è il tempo delle scelte. Bisogna scegliere da che parte stare. Occorre far emergere in ciascuno la coscienza collettiva.


Cosa significa oggi essere un ambasciatore della Pace?


Abbracciare e sposare la causa a 360 gradi. Smuovere le coscienze, denunciare l’illecito, sposare le cause dei diritti, sensibilizzare, educare e formare i giovani alla coscienza civile, schierarsi sempre dalla parte dei poveri e degli oppressi, impegnarsi per una politica più giusta e solidale. Fare esperienze di condivisione con chi ha meno. Disarmare l’arroganza del tempo e smilitarizzare i territori e i luoghi considerati simbolo di potere e sterminio.


Con la tua musica cosa vuoi comunicare alle nuove generazioni?


Di non lasciare passare gli anni migliori della loro vita facendosi scappare l’opportunità di dare il proprio contributo attivo e di segnare una svolta. Dobbiamo essere protagonisti del cambiamento. Agire con responsabilità e determinazione, pronti a sposare cause giuste. Saper osare e impegnarsi per restituire fiducia e speranza ai loro sogni.

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