Terapia immobiliare: cambiare casa può aiutare a superare una crisi?

Pubblicato il 7 gennaio 2013

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Terapia immobiliare: come cambiare indirizzo può aiutare a superare una crisi. Cambiare casa come terapia, caricare su un furgone non solo biancheria e stoviglie ma anche il proprio bagaglio emotivo. La morte di una persona cara, la malattia, il divorzio, una rottura traumatica con chi si ama: tutti problemi che possono essere alleviati da un cambiamento.

Beth Fisher, amministratore delegato del Corcoran Sunshine Marketing Group conferma di essere stata testimone di questa nuova tendenza: “Vediamo matrimoni in cui la nuova coppia è psicologicamente gravata dalla consapevolezza di vivere nello stesso appartamento che era stato occupato dall’ex coniuge. E ‘un peso, soprattutto per una seconda moglie.” Ma anche malati di cancro che decidono di abbandonare una casa abitata per decenni in favore di un appartamento nuovo di zecca. ” Non c’è niente di più utile e promettente. L’immobiliare come una terapeutica scommessa sul futuro”.

Generalmente i terapisti consigliano ai pazienti in lutto di non prendere decisioni importanti per almeno un anno dopo la morte di una persona cara. Non vendere il portafoglio azionario, proprietà e soprattutto non cambiare la casa che hai condiviso con il partner. Alla luce di quanto premesso forse quest’ultimo non è un buon consiglio o perlomeno non lo è per tutti i casi.

Una scelta di questo tipo ha un costo ma l’equilibrio emotivo non è mai gratuito: è questione di priorità. Gail Saltz, professore associato di psichiatria clinica al NewYork-Presbyterian Hospital spiega che “ La casa rappresenta il benessere individuale e un luogo importante nel quale ci si identifica. Risulta quindi fisiologico pensare di cambiare casa quando la propria identità risulta modificata da una perdita o da un evento traumatico. Una scelta di questo genere può essere considerato un meccanismo di difesa, un modo per cancellare ciò che è successo e ricominciare” .

Ma è un meccanismo di difesa sano?

Non c’è una risposta universale” aggiunge ” Ma certamente non vanno prese decisioni affrettate. L’elaborazione di un trauma è un processo lento e seguire l’impeto del momento condurrebbe solo a decisioni poco sagge sia dal punto di vista emotivo che finanziario. La sola eccezione può essere il traferirsi in un luogo dove si è sempre desiderato andare e che non ci si è concessi fino a quel momento per legami sentimentali, familiari, lavorativi” .

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